domenica 13 febbraio 2011

MULACCHIO

C'era una volta un contadinello di nome Mulacchio, perchè era un trovatello e i suoi genitori non si era mai saputo chi erano, comunque fu adottato da una coppia di contadini che lo allevarono davvero come un piccolo principino.
Una volta lo videro vicino a un tendone di circo equestre che era arrivato in paese che parlava con un puledro.
Andarono da lui e gli chiesero:
"Che vi siete detti tu e il puledro?"
"Niente. Gli ho chiesto da dove veniva e lui ha detto dalla prateria. E io gli ho chiesto ancora se è felice di stare in un circo e lui mi ha detto che non lo sa perchè è già da molto che non vede la prateria e che era così piccolo quando l'ha vista l'ultima volta che ormai non se la ricorda più, comunque ha detto pure che ci pensa sempre...", disse Mulacchio.
Quelli risero e lo lasciarono perdere e lo presero per un matto originale. Ma Mulacchio non era un matto, era  solo un ragazzino che sapeva parlare ai piccolini che soffrivano o avevano sofferto come lui.
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Giuseppe D'Ambrosio Angelillo http://soldatorock.blogspot.com/
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venerdì 11 febbraio 2011

DIAVOLI IN PARADISO

Una volta un frate francescano così disse:
"Abbiate pietà di Dio perchè ha fatto fallimento".
"Ma cosa dici? Bestemmi o sei diventato matto?", gli disse spaventato un suo confratello.
"No. Ora ti spiego. Dio ha creato l'Italia e ha fatto un paradiso. Poi ha creato gli Italiani e ha creato una massa inverosimile di diavoli scatenati. Cos'è questo se non il fallimento di Dio? Che invece di buttare all'inferno i diavoli li ha messi nientemeno che in Paradiso? E il bello che pure che questi diavoli continuando a spaccare e distruggere tutto, questo Paradiso continua sempre a rimanere un Paradiso", rispose il frate francescano.
"Ma questo può significare solo una cosa", disse il confratello.
"Cosa?"
"Che Dio ha molto cari questi diavoli scatenati che sono gli Italiani".
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Giuseppe D'Ambrosio Angelillo
(dal prossimo libro "ITALIA", ed. Acquaviva)
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martedì 8 febbraio 2011

NICOLINO LO SCARPARO

Nicolino era il nipote di zio Nunzio d'America, era uno scarparo che riparava stivali e ciabatte per poche centinaia di lire. Mia nonna e mia madre mi mandavano sempre da lui a riparare le scarpe perchè era nostro parente e poi perchè si doveva aiutarlo perchè aveva bisogno. Io ero un bambino e,quando arrivavo da lui, lui tralasciava qualsiasi lavoro stesse facendo per riparare subito le scarpe rotte che avevo portato io.
"Zia Vittoria prima di tutti", diceva.
Zia Vittoria, mia nonna, era la sorella di suo padre, anche lui emigrato a Chicago per tanti anni e ritornato al paese, ma ormai morto da tempo. Lui era rimasto orfano, con i suoi 6 fratelli, e mia nonna che faceva la cuoca a un asilo comunale, faceva andare i suoi nipoti a mezzogiorno a prendere il pranzo, e quello tutti i suoi nipoti non se l'erano mai dimenticato.
Nicolino cantava sempre quando lavorava, canzoni napoletane e canzoni romanesche. Era zoppo ma aveva un'anima molto nobile.
"A noi poveri il potente ci bastona e il delinquente ci ruba quel che avanza. Due gran ladroni per ognuno a noi povera gente. Siam proprio conciati per le feste", diceva a volte tra un sopratacco e una suola rifatta o due pontine battute.
E poi cantava: "A me mi basta la salute, la salute e un par di scarpe nuove e posso girare tutto il mondo. E poi m'aiuto da me".
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Giuseppe D'Ambrosio Angelillo
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sabato 5 febbraio 2011

IL CIMMORUTO

C'era una volta ad Acquaviva un vecchio contadino che le pesanti fatiche nei campi gli avevano fatto venire una grossa gobba sulle spalle e per questo poi gli dicevano il Cimmoruto (u Cimmrut), cioè: il Gobbo.
In tarda età la gobba s'ingrandì e il vecchio contadino s'incurvò ancor più, e ecco allora la cattiveria e le burle di tutti, specialmente dei ragazzini, aumentarono di gran vertigine.
Tutti dietro a dire:
"Che sgorbio di uomo".
"Che persona informe".
"Che vecchio disgraziato".
E così il Cimmoruto imparò a rispondere a chi gli andava a riferire i gran pettegolezzi e le gran malignità che gli appioppavano sul suo conto per il suo così appariscente difetto fisico.
"Quanto pare brutto quel vecchio".
"Ma che se ne va in giro a fare? Non s'accorge quanto fa impressione?"
Queste le solite voci quando lui passava per andare a prendersi il suo ultimo sole nei giardini di Piazza Garibaldi.
Una volta un suo amico gli disse:
"Quante te ne dicono alle spalle, compare mio. Ma davvero tante e di cattivissime".
"E che vuoi che faccia, amico mio? Mi metto tutto sul ciummo e vado avanti", rispondeva sempre il Cimmoruto, senza nemmeno un velo di malinconia, perchè forse sapeva fin troppo bene come erano fatti gli uomini e di come erano composti.
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Giuseppe D'Ambrosio Angelillo
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www.libriacquaviva.org